Habitat del camoscio alpino

Il camoscio alpino vive di solito a quote comprese tra gli 1 000 e i 2 800 m di altitudine, includendo quindi l’orizzonte montano, caratterizzato da boschi di conifere (larice, abete rosso, pino silvestre e abete bianco) e/o latifoglie (faggio, castagno, con ricco sottobosco) intervallati da pareti rocciose e scoscese, l’orizzonte subalpino (con larici sparsi e macchie localizzate di ontano, pino mugo e rododendro) e l’orizzonte alpino (pascoli e zone rocciose al limite della vegetazione).

Nei periodi in cui la copertura nevosa è assente (maggio-ottobre) l’habitat ottimale è costituito da ambienti con vegetazione aperta, le praterie alpine di alta quota (sopra i 2 000 m). In questo periodo è facile osservare i camosci ai limiti dei nevai, sui pendii erbosi in ombra, negli anfratti rocciosi e sugli sfasciumi esposti a Nord. In caso di caldi molto forti, essendo una specie con una predisposizione al freddo, è capace a limitare la presenza al pascolo alle ore crepuscolari e passare il resto della giornata all’interno di boschi in ombra a ruminare.

Nel periodo dei parti (maggio-giugno) le femmine gravide hanno però un comportamento differente rispetto ai conspecifici; mentre questi (maschi adulti, giovani immaturi e femmine non gravide) risalgono progressivamente in quota seguendo il ricaccio dell’erba, esse si spostano per il parto su pendii poco accessibili o addirittura su pareti a strapiombo.

Nei mesi estivi si possono incontrare camosci anche a quote molto elevate: Couturier riporta l’osservazione di un soggetto a ben 4 750 metri di quota, non lontano dalla vetta del Monte Bianco.

In inverno (novembre-marzo) il camoscio scende a quote inferiori e tende a preferire zone a vegetazione arborea rada (ad esempio boschi di larice) e con esposizioni ad alto irraggiamento solare (est e sud-est), intervallati da versanti ripidi e rocciosi, dove si accumula poca neve. In queste aree riesce a nutrirsi e a spostarsi con minor dispendio di energie rispetto alle zone dove la coltre nevosa è più spessa.

J. Hamr seguendo alcune femmine nel Tirolo settentrionale ha rilevato la tendenza, da parte di alcuni branchi, a spostarsi in zone densamente forestate durante prolungati (2-5 giorni) periodi di pioggia, di forti venti (100 km/h) o in seguito all’attività di caccia attuata dall’uomo.

Secondo Von Elsner-Schack la scelta dell’habitat varia a seconda della stagione, e sono le disponibilità alimentari e la sicurezza di una via di fuga a determinare la scelta. L’habitat ottimale estivo è rappresentato dalle praterie alpine, che offrono un’ampia varietà, altamente appetita, di specie vegetali a diverso grado di maturazione.

In inverno sono i ripidi pendii e le pareti rocciose ad essere preferiti, per lo scarso innevamento che lascia disponibile la vegetazione di suolo. Di fondamentale importanza, in ogni caso, è la presenza di zone rocciose e accidentate, frammiste alle zone di pascolo e utilizzate come vie di fuga in caso di minaccia. Proprio l’assenza di zone scoscese sarebbe il fattore limitante per l’utilizzo di pascoli di fondovalle (attorno agli 800–900 m) che altrimenti rientrerebbero nell’intervallo di tolleranza climatica di questa specie.

Secondo altri autori anche altri fattori ambientali, oltre la disponibilità di cibo e di vie di fuga, intervengono sulla scelta dell’habitat da parte del camoscio: l’esposizione dei versanti, l’inclinazione e le condizioni climatiche della zona in cui l’animale vive.

L’esposizione, secondo Knaus e Schröder risulta importante soprattutto nei mesi invernali. Altrettanto può dirsi dell’inclinazione, anche se viene sottolineata da Couturier l’attitudine sempre rupicola della specie.

La presenza di versanti con un’inclinazione compresa tra i 30 ed i 45-50 gradi viene considerata un elemento favorevole per la sopravvivenza invernale della specie.

Controversa è, invece, la valutazione sull’importanza delle precipitazioni nevose e della permanenza della neve al suolo. A differenza dello stambecco, il camoscio si sposta sulla neve con notevole disinvoltura, favorito dal particolare adattamento dello zoccolo. Tuttavia le aree meno innevate, o prive di neve, sarebbero nettamente preferite secondo alcuni autori e non secondo altri.

Fonte Wikipedia

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